Non ci sono molti film che ci portano a riflettere sulla nostra identità in uno scenario di realtà virtuali costantemente sovrapposte, come sempre più somiglianti avatar, alle relazioni di ogni giorno. Uno di questi film è Vanilla Sky. di 6 o 7 anni fa.
"Ma c'è una cosa che non sanno, la gente tornerà a leggere" si dice nel filmVanilla Sky.
Chi ha visto il film sa che questa immagine lo riporta alle scene finali... dove realtà e immaginazione si confondono... ma, nello stesso tempo, trovano un loro senso... Questa immagine è un piccolo spunto per riflettere sull'eterna questione delle identità individuali e virtuali che da Second Life ai Social Network ci possono portare alla creazione di un nostro doppio digitale.
Ho sempre pensato che il Social Network sia una delle caratteristiche migliori della nuova comunicazione nell'era della comunicazione interattiva, consentita dalla tecnologia internet. Le forme più spontanee delle esigenze di condivisione delle esperienze, delle idee, delle affinità elettive si sono concretizzate con le community e con il Social Network.
Ritengo però che occorra distinguere ed individuare meglio le caratteristiche tra le communityed i social network. Le community rappresentano gruppi di interesse a temamentre il social network. è più un contenitore di community (pur fornendo tool, vidgest, ecc. tipici delle community). La community è più affine all'area d'interesse di un'azienda. Le più illuminate hanno creato club di consumatori e/o forum/community dei dipendenti, al fine di avere un più stretto contatto, una interazione con il mercato. Il problema, per l'azienda, consiste nell'accettare le critiche e le osservazioni che vengono dalle finestre aperte dalla propria community.
Per chi produce software, applicazioni o per le aziende che intendono ascoltare il mercato interagendo con i cosumatori (evolvendoli a prosumers), i social network rappresentano un sistema di comunicazione, esigenze, scambi: un mercato auto organizzato, dal basso (buttom-up), ricco di informazioni per le aziende che sanno interpretarle. Come citato in Preda, l’ultimo romanzo di Michael Crichton: “La vecchia programmazione fondata sulle regole procedeva dall’alto verso il basso: era al sistema nel suo insieme che venivano prescritte regole di comportamento – scrive Crichton - La nuova programmazione invece procede dal basso verso l’alto: il programma definisce il comportamento dei singoli agenti al livello strutturale più basso, ma il comportamento del sistema nel suo insieme non viene definito ed emerge invece come risultato di centinaia di piccole interazioni che si verificano a un livello inferiore”.
Il comportamento del sistema non è definito a priori, ma si auto-organizza: emerge dall'insieme delle interazioni...
Insisto sempre sul fatto che l'azienda orientata al cliente (che non vuol dire essere orientati al mercato ma al marketing relazionale, al micro-marketing), non sia solamente un'azienda che ha scelto un'opzione direzionale e startegica al posto di un'altra, ma che sia un'azienda che ha chiaramente scelto di stare sul mercato attraverso e grazie al proprio orientamento al cliente. Il cliente è una risorsa come lo sono i collaboratori i dipendenti, i partner, i fornitori (... i concorrenti). Sono tutti clienti e sono tutti risorse per un'azienda che intende passare dal valore aggiunto (input/output) dei processi produttivi, alla relationship, al valore delle proprie relazioni di rete... del proprio network, partecipando ai network. Un'azienda è sempre inserita in una rete di relazioni con altre aziende, con il territorio. E' come fosse uno nodo di una rete di comunicazione ed in un costante dare/avere, scambio, riconosciuto per particolari caratterisctiche distintive (differenziazione).
Un'azienda che ha il konw how come principale asset (anche le aziende manufatturiere, comunque hanno a che fare con il konw how, con i servizi e con l'innovazione...) non può prescindere dalla relationship sopra enunciata... e viceversa. L’azienda di Relationship e di Know How deve potersi aprire allo scambio con l'esterno ed al contempo tesorizzare tale scambio in organizzazione della conoscenza (il c.d. knowledge management) al proprio interno: se non lo fa, l'azienda rischia componjenti importanti della propria competitività e si espone proprio le risorse più innovative (e creative) alla ricerca nuovi sbocchi professionali (o a non essere utilizzate nel proprio potenziale).
L’azienda di Know How può essere vista da tutti come un modello, come azienda a tendere nel futuro (lontano?). Lo so che alcuni aspetti sembrano pura utopia, ma, si sa, l’azienda di Know How vende anche modelli di immaginario, muove i manager a nuove consapevolezze. Ma siamo sicuri che sia solo immaginario? In un paese come il nostro cosa pensiamo che sia il nostro futuro: l'attività manifatturiera o l'ideazione/progettazione?
Ecco come prospettare l'organizzazione della conoscenza (i punti sono tratti da una relazione fatta al congresso di actkm a Canberra, i commenti in corsivo sono dell'autore):
è in condizioni ambientali coscienti e socialmente responsabili - condizione indispensabile del marketing etico
non deve giustificarsi - è connaturata all'azienda, legittimata
usa la storia per spostare la prospettiva -solo comprendendo la propria evoluzione si sta nell'evoluzione
gli usi hanno un'importante ruolo educativo
autorizza la gente ad assumersi le responsabilità - valorizzare la cultura del rischio e del presidio al posto dell'approccio esecutivo ("sono gli altri che pensano per me", "faccio quello che mi dicono di fare, il resto non è compito mio")
ha una struttura piatta - i processi son guidati dall'intput/output da e verso il cliente, la burocrazia delle procedure se c'è è funzionale a tale flusso informativo
non ha una direzione - la gerarchia è nelle responsabilità e nei presidi dei nodi organizzativi
reinterpreta un modello dei costi e dei redditi per riflettere sull'importanza della condivisione delle informazioni - non più solamente centri di costo/profitto ma anche centri di presidio e sviluppo del valore immateriale della conoscenza
tratta le informazioni come parte del capitale dell'organizzazione - la conoscenza e la gestione del know how è il vero capitale il bene immateriale dell'organizzazione
percepisce in maniera tangibile la conoscenza e le informazioni - dai dati alle informazioni, dalle informazioni alla conoscenza, dalla conoscenza ai piani di azione...
usa piani d'azione come strumento comunemente utilizzato per sviluppare strategie - dagli scenari alle strategie, dalle strategie ai piani di azione... e viceversa
>dà valore alle persone per la loro capacità di usare la conoscenza per realizzare i risultati - tendere alla coincidenza tra la realizaziione del potenziale umano e la realizzazione del potenziale aziendale
consiglia la collaborazione con rispetto, senso del dovere e responsabilità reciproche - la collaborazione come metodo di interazione efficace, la selezione delle idee migliori come prassi di interazione efficente
ha luoghi di lavoro fisici e virtuali per sostenere il contesto del lavoro
promuove e sostiene i gruppi d'auto-organizzazione - l'organizzazione dal basso (button-up) libera il potenziale inespresso delle risorse
abbraccia il valore di creatività - la creatività, l'invenzione, l'innovazione tende a non dare valore aggiunto ma a generare valore
capisce che cosa è la collaborazione e come metterla in pratica (bene - in linea e non in linea) - le regole dell'organizzazione della conoscenza sono chiare e tutti le possono attuare, la burocrazia non cambia le regole del gioco per accrescere il proprio potere
crede nella reciprocità - conta di più il potere di risolvere i problemi e di dare soluzioni piuttosto che il potere gerarchico sulle persone, in questo contesto si realizza la reciprocità
ha volontà di cambiare - il cambiamento non è reattivo (dovuto a fattori esterni, esogeni), ma una tensione costante: anticipatoria
ha una passione per il successo ed il cambiamento - il successo è più importante della conservazione della difesa del proprio petere
utilizza ricompense e misurazioni di prestazioni basate sul team
si trova dove ognuno ha tempo per divertirsi durante l'attività lavorativa
In conclusione, si può affernare che i bisogni e le motivazioni che spingono le persone sono sostanzialmente tre:
Successo (realizzare progetti, raggiungere obiettivi, trovare soluzioni, ecc.)
Potere (sugli altri, sulle cose, sul possesso)
Affiliazione (sentirsi parte di, stare alle disposizioni di)
Sono convinto che l’azienda che adotta la sopra delineata Relationship e lo sviluppo del Know How, tende a spingere se stessa e le risorse umane che la compongono, più verso il successo che verso i meccanismi e le posizioni di potere e di affiliazione.